Beatrice Consalez

Preparativi.

Parto dall’Università di Pavia alla volta della Florida State University con mille aspettative e qualche paura, legata soprattutto alla lingua: riuscirò a seguire le lezioni e a sostenere gli esami in inglese?

Mi sembra di aver vinto una battaglia, ora che posso finalmente comprare i biglietti aerei, avendo ricevuto il definitivo nulla osta da entrambe le università.

Durante il processo organizzativo, ci sono stati momenti in cui mi ha sfiorato l’idea di mollare, ma, ora che sono sicura della mia effettiva partenza, mi sento invincibile.

È sempre stato uno dei miei sogni studiare in un’università americana. In primo luogo è un’occasione per mettermi alla prova: vorrei arrivare a padroneggiare la lingua inglese dal punto di vista accademico, per assicurarmi un futuro che nei suoi confini preveda il mondo intero. Sono incuriosita, inoltre, dal metodo d’insegnamento americano, che, perlomeno da quello che ho ricavato dai film, mi sembra molto diverso da quello italiano e, sì, naturalmente vorrei anche vedere come è la vita quotidiana di un giovane universitario americano.

Arrivo.

La prima cosa che mi colpisce finalmente sbarcata a FSU è il mio alloggio: vivrò per quattro mesi in uno dei dormitori messo a disposizione dall’università e… la lezione più lontana che seguirò si terrà in un edificio che dista solo quindici minuti dalla mia base! Avendo sempre studiato da pendolare, mi accorgo subito di tutti i vantaggi che abitare così vicino all’università comporta: non perdo tempo in spostamenti estenuanti, cosicché possa dedicarmi più a lungo allo studio e, con molta meno stanchezza sulle spalle, possa essere più concentrata.

Non solo sono vicinissima ai luoghi dove si tengono le lezioni, ma la mia università è una “cittadella autosufficiente”: all’interno del campus si trovano ristoranti, bar, addirittura un cinema (gratuito!) e un circo, con gli immancabili spazi dedicati ad ogni tipo di sport, compresa una palestra dotata di piscina olimpionica, la cui fruizione è compresa nella retta; le biblioteche sono spaziose, fornite e luminose.

L’impressione generale che ho ricavato è come anche gli spazi fisici dell’università siano organizzati per permettere allo studente di studiare al meglio delle sue capacità; tutto è pensato in modo estremamente funzionale affinché lo studente non debba preoccuparsi di null’altro, anche dal punto di vista della vita più “pratica”, se non di studiare.

Anche a livello burocratico, tutto è estremamente rapido, “a scorrimento veloce”, in modo che la testa possa essere libera da preoccupazioni e quindi più concentrata sullo studio.

Ho poi incontrato professori preparati, appassionati della propria materia, disponibili e molto attenti a ricercare un legame personale con gli studenti.

Linguistica.

Le lezioni che ho seguito con più interesse in assoluto sono state quelle di Linguistica tenute dalla professoressa Carolina Gonzales. Prima di FSU, avevo affrontato la Linguistica come una serie di nozioni da imparare a memoria, senza alcun risvolto immediatamente pratico e nessuna utilità “visibile”, come la parte più macchinosa, meno creativa della letteratura; un male, forse necessario, che non sarebbe mai riuscito ad interessarmi veramente.

A FSU le lezioni di Linguistica sono state quelle che aspettavo con più trepidazione, in particolare grazie al metodo di insegnamento seguito dalla professoressa: allo studio personale spettavano le nozioni tecniche di base, che in classe si ripercorrevano velocemente, per poi privilegiarne l’ applicazione pratica. Tentavamo di applicare i criteri di studio e classificazione appresi sulle lingue contemporanee meno conosciute, tramite esercizi pratici spesso basati sulla scomposizione/composizione del loro lessico. E così, senza conoscere nulla che riguardasse la lingua Inuit, alla fine della lezione ero in grado di capire e riprodurre il suo meccanismo di funzionamento.

Alla fine del semestre, lo studio della Linguistica è diventato per me un divertente gioco di logica che mi pungolava il cervello per trovare incastri, soluzioni, somiglianze e differenze tra le parole di una lingua. Il loro funzionamento mi svelava, così, il mondo culturale e quotidiano da cui una determinata lingua nasceva: la Linguistica aveva finalmente trovato la sua applicazione più pratica, svelando come ciascuna lingua fosse influenzata e a sua volta influenzasse la sua società di provenienza.

Hispanic Culture.

Poi, la professoressa Poey con le sue lezioni di Hispanic Culture.

Anche qui, allo studio personale dello studente era assegnata la parte più nozionistica, in seguito ripercorsa e chiarita in classe. Una volta appresi gli strumenti teorici, quello che le lezioni ci insegnavano a fare era avere un pensiero critico sulla società in cui viviamo.

Attraverso l’analisi di aspetti culturali quali la musica, i programmi televisivi, la moda, pian piano si instillavano in noi dubbi e domande su chi o cosa, nella nostra società, tenesse stretto nelle sue mani il potere e come questo influenzasse la nostra vita quotidiana.

Quello che più mi ha colpito del metodo seguito dalla prof.ssa Poey è stato che lo studio di una cultura si basasse non solo sulla sua storia, sulla sua letteratura, aspetti che soli vengono privilegiati nell’ambito italiano accademico, ma che venisse concesso largo spazio allo studio delle espressioni culturali più “popolari” (la musica, per esempio) rendendo immediatamente più comprensibile, più attuale, più quotidiano, ciò di cui stavamo parlando. In secondo luogo, proprio questo approccio ha favorito un tipo di studio “critico” piuttosto che nozionistico: pur avendo affrontato le teorie che stavano alla base degli Studi Culturali, quello che ci veniva chiesto era applicare le nozioni apprese in maniera critica nell’ambito della nostra vita quotidiana. Non ci veniva data una soluzione definitiva ma un metodo, una via da seguire per trovare le nostre risposte.

Spagnolo.

Quanto mi piace questa lingua: la trovo seducente e musicale. Certo, studiare una lingua partendo da zero per soli quattro mesi non mi ha permesso di poterlo parlare fluentemente ma provo una grande soddisfazione quando, leggendo, mi accorgo di quanto il mio vocabolario si sia ampliato e di quanto riesca a comprendere chi mi parla in spagnolo. Riesco anche a comunicare, utilizzando, è vero, sempre gli stessi vocaboli e frasi il più semplice possibile, ma è stata comunque una grande soddisfazione poter avere uno scambio in una lingua che avevo appena iniziato a studiare.

Contemporary Italian Prose.

Interessantissima la scelta delle opere da studiare: poco “istituzionali” e per questo più challenging da analizzare; e in lettura completa, eliminando l’utilizzo delle antologie.

La modalità di lezione, basata principalmente sul dialogo, che nasceva in seguito alla presentazione dell’opera da parte dello studente, ha fatto in modo che ciascun libro venisse affrontato da diverse angolazioni e sempre a partire da uno spunto “personale”.

Grazie a queste lezioni ho potuto leggere quello che è diventato uno dei miei libri preferiti: “Mal di pietre”.

Infine, particolarmente interessante studiare una larga fetta di quello che è stata (ed è) la mia cultura, quella italiana, filtrata attraverso gli occhi degli “stranieri”.

Ritorno.

Entusiasmo: questa la parola che meglio descrive la sensazione che mi ha lasciato addosso l’esperienza di FSU.

Arrivavo da due anni in cui mi stavo trascinando nello studio e nella vita universitaria in generale e, con tutte le aspettative che avevo, sarebbe stato così facile tornare a casa delusa.

Invece FSU mi ha fatto un regalo grande: mi ha ridonato il gusto dello studio, mi ha fatto riscoprire cosa significhi studiare con passione, seguiti da professori a loro volta appassionati e attenti alla tua persona. Mi ha riconfermato come lo studio possa essere un cammino di scoperta personale (addirittura nell’ambito della linguistica) appassionante, stimolante e provocante; come la vita universitaria, se accompagnati da professori attenti, con un approccio “giovane” alle proprie materie, riesca davvero a rendere il tuo modo di pensare più “fluido”, veloce e aperto.

FSU mi ha ridato fiducia nelle mie capacità di studente e spirito combattivo per riuscire a mantenere lo stesso gusto nello studio una volta ritornata in patria.

Consigli ai viaggiatori.

Farsi coinvolgere il più possibile nella vita universitaria: accademica ed extra-accademica. Io, per esempio, ho partecipato al programma del Globe con una proiezione power point sull’Italia rivolta agli studenti di Hospitality che mi ha permesso di offrire un punto di vista non stereotipato sul nostro Paese e di stringere legami con gli studenti, aiutandoli poi a preparare la propria presentazione.

Chiedere aiuto ai professori, senza alcuna remora: sono sempre disponibili e curiosi di conoscere studenti stranieri.

Partecipare attivamente alle lezioni, per offrire un punto di vista diverso dagli altri.

Sfruttare le infrastrutture (che noi in Italia ci sogniamo) come cinema, circo e palestra.

Lasciarsi coinvolgere il più possibile in tutto ciò che riguarda la vita universitaria (in particolare per quanto riguarda le uscite serali) per conoscere altri studenti e instaurare dei rapporti con loro: è molto più facile infatti stringere amicizie e legami fuori dalle aule.

Ringraziamenti.

Grazie a Silvia Valisa, che ha organizzato e portato avanti lo scambio fin dalle prime mails che ci siamo inviate. La tua disponibilità, sempre sollecita, mi ha davvero stupito. È stato un piacere conoscerti e poter condividere con te impressioni e brevi stralci di esperienze, legate sia a FSU che all’Università di Pavia.

Muchas gracias a Carolina Gonzales, che mi ha fatto appassionare ad una materia che avevo imparato ad odiare.

Thanks a million to Delia Poey, who recognized me every single time even among 100 students, who was so passionate, who taught me that Cultural studies throughout Pop Culture are interesting and challenging exactly like throughout Literature and History.

Grazie a Irene Zanini Cordi, per avermi permesso di guardare la storia del mio Paese con occhi diversi, per avermi fatto riflettere sul femminismo e sulla situazione attuale delle donne in Italia, per avermi dato la possibilità di leggere un libro meraviglioso come “Mal di pietre” (di cui tra l’altro ora esce l’adattamento cinematografico, che spero non mi deluda).

Muchas gracias to Tyler King, to let me know how Spanish is funny and interesting.

 Beatrice Consalez, Universita’ di Pavia (2016)